lunedì 13 maggio 2013

Le vie dorate e gli orti ...



  
Zia Lillia e mia sorella
  Papà e mamma avevano solo due o tre settimane di ferie a metà agosto. Erano invece quasi quattro i mesi di vacanze spettanti a Maruzza e alla sua sorellina. Le bimbe però, a causa del lavoro dei genitori, non potevano gustare quel mare così a portata di sguardo. Gite e viaggi neanche a pensarci: restavano le briscole col nonno, il sole in balcone, la sensazione di libertà legata alla chiusura della scuola. 
    Per fortuna c'era zia Lillia che, prima o poi, diceva alla sorella: - Giuseppina, porto le bambine in paese. -  Così il paesino, borgo ameno in collina a 80 km. da Palermo, diventava per le due bambine Cortina e i Caraibi insieme. Già, perchè zia Lillia, con la sua gagliarda 500, si prendeva ogni tanto l'ardire di portare le nipoti persino a mare: in quel limpido e freddo Canale di Sicilia, di fronte all’Africa. Il mare di Menfi era però l'evento magico e straordinario della vacanza. La quotidianità era riempita da passeggiate in paese e da gitarelle nei dintorni. L'ordinario buonumore di zia Lillia condiva le giornate di serena allegria. Ogni giorno si andava alla "Sirba", piccolo appezzamento di terra a due passi dal paese, con tanto di alberi e orto. Le passeggiate pomeridiane si concludevano poi con generosa distribuzione di fette di pane con marmellata, formaggi vari e con la mitica nutella!
    Ancora più bello era andare alla "Sirba" di mattina, con il nonno Turiddu che, sebbene navigasse tra gli ottanta e i novanta, aveva l'abitudine di alzarsi di buon'ora e metteva fretta a chiunque. - Nonno, quando ti sei alzato stamattina? - Mah, ancora doveva sorgere il sole … c'erano in cielo le stelle ... – Maruzza non capiva se il nonno dicesse la verità o se, col suo temperamento leonino, esagerasse alla grande e godesse nel prendere tutti un po’ in giro. Il nonno poi, come al solito, maltrattava bonariamente zia Lillia:  - Ancora non sei pronta, Lillia … Così tardi, le pesche le troviamo tutte sfatte … Io, in questo tempo, avrei già costruito una parete! -
    Finalmente, Maruzza e la sorellina s’incamminavano col nonno e la zia verso la campagna, accompagnati da un venticello leggero e dal basso continuo delle cicale. Una luce serena e un tepore accogliente avvolgevano completamente le case, le vie dorate e il verde dei campi.  Il nonno camminava spedito e raccontava le mille e una storia delle sue innumerevoli vite. La presenza rassicurante di nonno Turiddu, quel sole e quel cielo, il dolce sussurro del vento che le accarezzava la maglietta, regalavano a Maruzza una solarità assoluta, che tingeva dello stesso colore i suoi pensieri, i riccioli e la sua anima. 


4 commenti:

  1. Sono dall'altra parte dell'Italia, ma ritrovo in questo scritto molte situazioni, molti sentimenti di quand'ero bambino.

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  2. La mia mamma ha vissuto al di là dello stretto. Ma il mare era lo stesso. E i suoi racconti molto simili ai tuoi. Soprattutto, nei suoi racconti compaiono sempre un nonno e una nonna fondamentali (forse un giorno racconterò le loro straordinarie storie, anche loro hanno vissuto innumerevoli vite!)

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  3. Questo post sa di buono, di piccole cose confortanti e confortevoli, di affetti semplici e robusti. Grazie, ne avevo bisogno.

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  4. Delizioso acquerello, persino le Cinquecento si uniformavano alla sobrietà di quei tempi preziosi. E sulle ultime parole anch'io mi riscopro bambino, faccio i capricci: perchè da questi luoghi dell'anima, così magnificamente dipinti, non vorrei più andar via.

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