martedì 28 marzo 2017

Luce dei miei occhi

Van Gogh: paesaggio con covoni di grano e luna che sorge (1889)
      Questa è una delle pagine più ironiche del Vangelo di Giovanni, di quell’ironia saggia che vuole metterci in ridicolo in alcuni percorsi che noi neghiamo a noi stessi anche di fronte all’evidenza. 
     Qual è l’ironia? L’ironia è che il cieco, da un certo momento in poi, comincia a vederci: prima a vedere gli altri – e l’evangelista usa un verbo “plepein”, vedere fisicamente. - 
Poi, alla fine, l’evangelista userà un altro verbo, il verbo “orao”. Dice Gesù “Lo hai visto, finalmente i tuoi occhi sono spalancati, stanno vedendo la luce. Cioè, stanno avendo una visione dinanzi che può illuminare non solo il cammino della strada, ma anche il tuo cammino interiore, per tutta la vita”.
Quindi da un lato questo cieco che vede e riconosce, dall’altro lato tutti quelli che vedono, ma è come se non vedessero. E negano al cieco l’evidenza: e-videnza, quello che lui ormai vede e dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Invece è come se ci si nascondesse di fronte all’evidenza.
     Ma cosa ci interessa in questo Vangelo? Ci interessa l’affermazione di Gesù che Lui vorrebbe essere luce del nostro cammino. Ma quest’affermazione rischia di essere astratta. In che modo? Invece la vita di Gesù è luce in maniera semplice: ci vuole indicare da dove veniamo e dove stiamo andando. Vuole dare orientamento al nostro percorso quotidiano.
     E qual è l’orientamento? Incontrare gli altri e condividere con loro un po’ di luce. Non possiamo avere la pretesa di vedere tutto, la realtà è talmente grande, immensa, spesso anche misteriosa … possiamo solo cogliere frammenti di luce. Possibilmente, ci dice Gesù, sul volto delle persone.
Brilliamo, gli uni degli altri; scambiamoci luce, anche per brevi percorsi di strada, senza la pretesa di vedere all’infinito chissà che cosa …
     E Gesù, se noi lo rileggiamo da questo punto di vista, ha donato luce, luminosità alle persone che ha incontrato, gli ha riconsegnato un percorso di vita. E quindi il primo incontro con la luce lo facciamo tra di noi, scambiandocela tra i nostri volti: luce, splendore …
       E poi, dove stiamo andando? Possiamo pensare tutto quello che vogliamo: che la vita finisce con la morte, in una tomba; che la vita è un ciclo che si ripete; che non sappiamo dove si va. Perché oggi assistiamo a uno sbandamento di punti di riferimento, in tutti i sensi. Cosa ci dice Gesù? Che la nostra vita ha un traguardo: è un venire alla luce, è un nascere al Padre, che ci pensa dall’eternità, ci chiama alla luce, dai nostri genitori, e alla luce, attraverso il Battesimo che ci fa riconoscere non Dio, ma il Padre materno   (...).
       Questo celebriamo nella nostra condizione battesimale. Non con atteggiamenti di superbia: no, ma nella prospettiva più bella che ci viene aperta dalla Parola del Signore: venire alla luce del volto materno del Padre. Nella luce del suo Spirito che ci avvolge col suo calore e con la sua luminosità.

(il testo, pronunciato il 26.3.2017 nella chiesa di san Francesco Saverio a Palermo, non è stato rivisto dall’autore, don Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

domenica 26 marzo 2017

Il settimo si riposò

Duomo di Monreale (Pa): Il settimo giorno Dio si riposa
(Vedi link: Duomo Monreale)
         Fino a qualche anno fa, oltre alla chiusura domenicale, i negozi godevano di mezza giornata di riposo settimanale: fruttivendoli e salumieri chiudevano i battenti il mercoledì pomeriggio, altri il lunedì mattina o il sabato pomeriggio. Con l’avvento dei centri commerciali, aperti anche la domenica, purtroppo gli esercenti dei negozi a conduzione familiare si sono dovuti piegare a una sempiterna apertura; con la differenza che, mentre nei grandi empori gli impiegati lavorano a turno, nel negozietto sotto casa l’esercente può riposare magari solo la domenica pomeriggio. La crisi economica attuale sta comportando una disumana involuzione della condizione dei lavoratori. 
        Forse solo le azioni dirompenti e condivise dei consumatori possono cambiare qualcosa. Allora: chi può fare la spesa nei giorni feriali, eviti di farla la domenica. Perché è giusto che tutti lavorino per vivere, ma non che vivano per lavorare. 
              La domenica, liberi tutti: per pregare, dormire, riposare o andare al mare.


                                                                            Maria D’Asaro, 100NOVE” n.12 del 23.3.2017

venerdì 24 marzo 2017

La Storia siamo noi: grazie a due nonni speciali


      La Storia non è il noioso libro di storia: non è una data da imparare a memoria o un fatterello da ripetere senza capire cause ed effetti.  La Storia è passione, vicende di vita, impegno, sconfitte, lotta, gioie e dolori. La Storia siamo noi, insomma.  Ecco, dal blog "Clikkiamo la scuola" della scuola media "G.A Cesareo" di Palermo, il resoconto di due intense, emozionanti e feconde ore di Storia in III N, tenute da nonno Cosimo e nonna Grazia.




 

mercoledì 22 marzo 2017

Tenerezza ... alla "Feltrinelli" di Palermo

Dal blog di Augusto Cavadi:


             Giovedì 23 marzo 2017, alle ore 18, alla Feltrinelli di via Cavour, a Palermo, Maria D’Asaro e Pippo La Face discuteranno con l’autore il piccolo libro di Augusto Cavadi Tenerezza. Hanna Wolff e la rivoluzione (incompresa) di Gesù (Diogene Multimedia, Bologna 2016, euro 5,00). 
              Interventi musicali al pianoforte a cura di Giorgio Gagliano.

(Ho già recensito qui il saggio).

Ecco qualche foto dopo l'avvenuta presentazione (grazie ad Adriana Saieva e Massimo Messina):



martedì 21 marzo 2017

Memoria


Piersanti Mattarella




Amara
Arida Straziata
La nostra terra
Senza il vostro sorriso.
Memoria.     
















                                                                                Pio La Torre e Rosario Di Salvo


                                                                                Boris Giuliano con la famiglia


                                                                                             Peppino Impastato


Placido Rizzotto

Ninni Cassarà

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino





domenica 19 marzo 2017

L’autorevolezza perduta

Gavino Ledda
            Dal modo in cui a Palermo alcuni genitori si rapportano con i figli, pare che, dopo il ’68, il ruolo paterno (e materno) non sia transitato dalle secche dell’autoritarismo alle nuove frontiere dell’autorevolezza. Sebbene il Padre padrone del libro omonimo di Gavino Ledda sia un esiziale ‘orrore’ educativo, oggi purtroppo ci sono carenze formative opposte: figli capricciosi e sfrenati che tiranneggiano i genitori, bimbetti di cinque, sei anni che non hanno alcun senso del limite e spesso tengono sotto scacco genitori, nonni e zii. Bimbi che sono le prime vittime di una ‘deficienza genitoriale’ che confonde l’affetto con una pigra e colpevole acquiescenza e con la mancanza di regole e confini. In compenso, molti genitori, urlando per strada, impartiscono ordini ai  loro ‘familiari’ a quattro zampe: “Ermes vieni qui”,  “Laila non inseguire il signore!” Per quello che si nota fuori, non riescono però a farsi ubbidire neppure dai cani  … 
                                                                             Maria D’Asaro, “100NOVE” n.11 del 16.3.2017

venerdì 17 marzo 2017

Cura

J.Sorolla: Saliendo del baño (1915)     





Cura,
Nutri, ripara,
Con pazienza costante,
Affetti, corpi, cose, giardini.
Donna.

giovedì 16 marzo 2017

Se la spiritualità è "democratica" ...

(ecco i passaggi dell’intervista di Fabio Bonafè al prof. Augusto Cavadi, apparsa il 15.3.2017 su “Alto Adige” e riportata  nel suo blog qui:)

Cosa fa pensare che oggi esista un significativo bisogno di spiritualità?

Se per spiritualità intendiamo, come si fa solitamente, un’attitudine religiosa – addirittura in senso confessionale - penso che il bisogno di spiritualità sia in sensibile decremento. Qualora, invece, restituiamo alla parola “spiritualità” il suo significato originario, a mio avviso più autentico, di vita interiore intensa che si manifesta in gesti limpidi ed efficaci, allora possiamo riconoscere che c’è una grande sete di spiritualità. Mi spingerei ad asserire che proprio la crisi delle confessioni religiose apre spazi nuovi alla coltivazione delle spiritualità naturali, laiche.

Come si collegano spiritualità e filosofia?

In Occidente il cristianesimo ha gradatamente, ma inesorabilmente, monopolizzato nell’opinione pubblica la nozione di “spiritualità”. Ma di questo processo sono stati responsabili, primi fra tutti, i filosofi i quali – dimenticando, come hanno insegnato Hadot e Foucault, che la filosofia greca è stata per secoli una pratica spirituale – hanno ridotto troppo spesso la filosofia a mero esercizio intellettuale, a tecnica logica. Anche pensatori viventi, come Martha Nussbaum, ribadiscono e testimoniano che la filosofia è integrale quando è un modo di essere nel mondo, non solo un modo di pensare il mondo.

E’ per questo, suppongo, che il sottotitolo di uno dei tuoi ultimi libri (“Mosaici di saggezze” Ed. Diogene Multimedia, 2015) recita: “Filosofia come nuova antichissima  spiritualità”. Ma filosofia e spiritualità non sono articoli di lusso, per poche persone?

Davanti ai tanti problemi, urgenti e drammatici, che costellano la geografia  del nostro pianeta globalizzato è spontaneo ritenere che occorra dare la precedenza ad altri settori di analisi e di operatività come la produzione economica e la prassi politica. Soprattutto a venti o trenta anni è facile convincersi che nuove scoperte scientifiche, ardite applicazioni tecnologiche e soprattutto serie riforme politiche possono farci uscire dalla stagnazione in cui versiamo come individui e molto spesso come Stati. Ma la storia ci insegna che un’umanità spiritualmente povera riesce a sprecare anche le occasioni più favorevoli. Non si tratta di sottovalutare ciò che possiamo e dobbiamo innovare sul piano delle strutture economiche, sociali e politiche: si tratta di convincersi che ogni sperimentazione su questo piano va accompagnata, innervata, sostenuta da quella che Antonio Gramsci chiamava “riforma intellettuale e morale”.  Se questo è vero, non ci sarà imprenditore o politico in grado di cambiare davvero il corso della storia se il livello medio dei lavoratori e degli elettori  - dei cittadini, insomma – non sarà cresciuto quanto a saggezza, onestà intellettuale, gusto della contemplazione, familiarità col bello, pace interiore, sensibilità per la sofferenza dei viventi umani e oltre. Le urgenze sono numerosissime, ma democratizzare la spiritualità non è tra le meno impellenti. Su questo registro non mi stupirei se cardinali blasonati con attici di lusso o cattedratici dalle bibliografie chilometriche dovessero rivelarsi meno “spirituali” di maestre di provincia o di artigiani quotidianamente fedeli agli impegni della propria bottega.

martedì 14 marzo 2017

Dewey, la democrazia e le tre "C"

John Dewey
           John Dewey (1859-1952), filosofo pragmatista e pedagogista, uno dei massimi del XX secolo, ha sottolineato l’intrinseco legame che c’è tra democrazia ed educazione: al di là di forme e procedure istituzionali, il tasso di “democraticità” di una società è dato dalle reali possibilità di partecipazione alla vita politica del più ampio numero di cittadini. I quali devono essere messi in condizione di dare il loro contributo sviluppando precise competenze culturali e sociali riassumibili nella teoria delle tre “c”: Critical thinking (pensiero critico), Creative thinking (pensiero creativo) e Care thinking (pensiero valoriale, capacità di prendersi cura).
In quest’ottica, la scuola (pubblica) assume un ruolo centrale per la formazione e la salvaguardia di una società realmente democratica: per farsi valore condiviso è nei singoli che lo spirito democratico deve incarnarsi come costume, prassi, attitudine psicologica. Se ai più non è dato maturare, sin dalla più tenera età, la predisposizione a condividere emozioni e contenuti simbolici, a prender parte alla vita della comunità, esprimendo e perfezionando abilità personali e assumendosi responsabilità sociali, ebbene, pur in presenza della migliore legislazione possibile, la democrazia rimarrà di fatto lettera morta.

Tratto dall’imperdibile e illuminante saggio a più voci: Democrazia (Diogene Multimedia, Bologna, 2016, €20), a cura di Francesco Dipalo, Giorgio Gagliano, Elio Rindone (pagg.123/124)

domenica 12 marzo 2017

Miracolo




Duro
L’inverno.
Ma nel giardino
Sorpresa di fiori colorati.
Miracolo.                                                  


(Un grazie di cuore a Santa, che mi ha generosamente ospitata qui, nel suo ricco blog La Santa furiosa)