mercoledì 16 agosto 2017

SOS Terra: Francesco, illuminaci ...

    Quest’anno l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse terrestri disponibili per il 2017, è stato il 2 agosto. Da quel giorno il pianeta è sovrasfruttato, a seguito di un tasso di consumo 1,7 volte più veloce della capacità naturale degli ecosistemi di rigenerarsi. Lo evidenzia il calcolo dell’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network. L’uomo si rivela, anno dopo anno, sempre più “vorace” e le risorse naturali, quelle che la Terra è in grado di rigenerare da sola, si esauriscono sempre prima. Lo dimostra il fatto che ogni anno questa giornata ricorre sempre prima, a causa dell’aumento dei consumi mondiali di natura che comprendono frutta e verdura, carne e pesce, acqua e legno. L’anno scorso era stata celebrata l’8 agosto, due anni fa il 13 agosto, nel 2000 a fine settembre. 


Invertire la tendenza, secondo gli attivisti, è possibile e lanciano la campagna #movethedate, per cercare di posticipare l’Overshoot Day. Se riuscissimo a spostare in avanti questa data di 4,5 giorni ogni anno, spiegano, ritorneremmo “in pari” con l’uso di risorse naturali entro il 2050. Ognuno può contribuire con piccole azioni ma servono soluzioni “sistemiche”, dice l’organizzazione: se ad esempio l’umanità dimezzasse le emissioni di anidride carbonica, l’Overshoot Day si sposterebbe in avanti di quasi tre mesi. (da qui).



Il prezioso blog  Persona e comunità ci propone qui alcune riflessioni sul rapporto tra san Francesco e la natura, con riferimento al testo di José Antonio Merino, Francesco d’Assisi e l’ecologia, Ed. Messaggero Padova, 2010. 
H.Marinsky: Francesco predica agli uccelli (foto di R.Rolando)
(Eccone una sintesi:)
Il rapporto di San Francesco con la natura si innesta in una visione dell’uomo e della convivenza sociale responsabile che permette di ripensare – in modo non settoriale - l’odierno “problema ecologico”.
L'umanesimo francescano non propone soluzioni tecniche né politiche, che competono ai rispettivi responsabili, propone invece una coscienza valoriale, improntata alla solidarietà e fraternità cosmica, alla custodia responsabile del creato. Francesco non elaborò mai una teoria sul mondo naturale, ma “visse l'armonia cosmica in modo talmente particolare che poté ispirare una teoria e una visione originale dell'uomo, inteso come cittadino responsabile delle cose e degli esseri della natura”: un modo nuovo di abitare, di essere, di relazionarsi e di vivere. La sua visione del mondo si basa sulla più profonda fede cristiana, per la quale sente, vive e celebra la presenza del Dio della creazione. Il suo ineffabile amore cosmico per tutte le creature di Dio, animate e non, è così grande che le personifica con gli appellativi di fratello e sorella che non esprimono solo una verità cristiana ma anche una dimensione psicologica: incredibile sorprendente delicata relazione affettivo-cosmica dove “tutto costituisce una grandiosa e bella sinfonia” e le singole creature sono “capaci di riconoscere il suo affetto verso di esse e di presentirne l'amore” (…).
H.Marinsky: Francesco predica agli uccelli (foto di R.Rolando)

Ecologia etica: vede la natura come comunità di comunità da proteggere e custodire con le interdipendenze economiche e sociali di uguaglianza e giustizia. Riferendosi a H. Jonas, Merino ci ricorda che la terra non ci appartiene, ma è patrimonio corresponsabile di tutte le generazioni: “l'etica ecologica guarda più al futuro e propone una morale del qui e dopo, perché ci obbliga a pensare alle generazioni future e ad agire di conseguenza”. Ecologia planetaria, non solo locale regionale nazionale e continentale, per l'inestricabile interrelazione degli ecosistemi. Si tratta di un problema cosmico che riguarda tutta l'umanità, che ci obbliga a riconsiderare il significato della globalizzazione, tanto che già si parla di rischio di “terricidio”: “tutto ciò che si fa alla natura ricade inesorabilmente sull'essere umano”, perché il male cosmologico è il riflesso del male antropologico.
L'umanesimo francescano offre qualcosa di profondo: una rinnovata cosmologia in cui la scienza non si contrappone alla dimensione del mistero; una mistica (io partecipo), un'estetica (io sento) del mondo e della vita, un'etica della frugalità e della partecipazione gratuita alternative al consumismo incontrollato e all'egoismo possessivo, una spiritualità che sorge da un sentimento di empatia cosmica e si traduce in comportamento fraterno e di rispetto per tutti gli esseri. Il singolare abitante Francesco invita tutti i concittadini della patria comune a porre in circolazione quattro verbi attivi, solidali e benefici per tutta la creazione: pensare sentire agire fraternizzare ecologicamente.

lunedì 14 agosto 2017

La felicità confusa con una tazza di caffè

         “L’affermarsi della famiglia nucleare ha portato con sé un eccezionale aumento di fragilità del legame coniugale: dal matrimonio istituzione al di là dei suoi contraenti, al fine di dare ad essi e ai loro figli sicurezza istituzionale ed economica, (si è passati) al legame di coppia, nelle sue varie forme giuridiche ed relazionali, come ‘patto relazionale di felicità’, ossia incontro di reciproche attese eudemonistiche («Sto con te finché ti sento positivo per la mia realizzazione, altrimenti, anche se con dolore, decido di lasciarti»). In questo contesto, i figli non vengono più percepiti come sostegno al vincolo diadico. (…) L’infelicità dei legami istituzionali e la precarietà dei legami relazionali hanno creato disagio e difficoltà nei confronti delle decisioni che includano il ‘per sempre’. I giovani di oggi vivono fino in fondo questa precarietà e non riescono a percepire il senso di leggi, norme, istituzioni che non risultino coerenti con la loro sensibilità e la loro crescita. 
Tra l’altro si tratta della prima generazione di giovani socializzati in un contesto culturale e familiare narcisistico, ossia nella cultura dell’autorealizzazione come compito primario, con il rischio connesso di una diffusa orfanità affettiva, legata alle traversie di conflitti genitoriali estenuanti o di separazioni non serene, incapaci di gestire la cogenitorialità.”

Dall’interessante testo: Danza delle sedie e danza dei pronomi  del prof. Giovanni Salonia (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2017 €16): dalle pagg. 18,19,20.




      Eppure il segreto era tutto lì, in quella tazzina di caffè. Per lei, la crisi ebbe inizio da un sorso richiesto e rifiutato; per lui, la frustrazione nasceva dalla voglia di bere il caffè in tutti i bar e gli autogrill del mondo, mentre lei gli teneva il muso.
     Sarebbe bastato accettarlo, il limite del caffè. Non confondere il liquido nero con la felicità, non chiedere l'assoluto a una tazzina.      Col rischio di traghettare poi «da una felicità incompleta, a una completa infelicità».

venerdì 11 agosto 2017

11.8.1982: quando la mafia uccideva soprattutto d'estate ...

Dott. Paolo Giaccone
      Annus horribilis, per noi palermitani il 1982: il 3 settembre 1982 venivano brutalmente assassinati il prefetto di Palermo, già generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”, fu scritto mestamente in un cartello vicino al luogo dell’assassinio.
    Ma meno di un mese prima, l’11 agosto 1982, Palermo era stata già funestata da un efferato assassinio: il dott. Paolo Giaccone veniva ucciso da due killer mentre si recava all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo.
Il dott. Giaccone  - Docente universitario, insegnante di antropologia criminale alla facoltà di giurisprudenza,  ordinario di Medicina legale alla facoltà di medicina dell'università di Palermo - divideva il suo impegno tra l'istituto di medicina legale del Policlinico, che dirigeva, e le consulenze per il palazzo di giustizia. (...)
Aveva ricevuto l'incarico di esaminare un'impronta digitale lasciata dai killer che, nel dicembre 1981, avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con quattro morti come risultato. L'impronta era di un killer della cosca di Corso dei Mille ed era l'unica prova che poteva incastrare gli assassini. Il medico ricevette delle pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica. Giaccone rifiutò ad ogni invito e ogni minaccia e il killer fu condannato all'ergastolo (da wikipedia).

Mensis horribilis per noi palermitani quello di Agosto, negli anni '80/90. E non tanto per il caldo:

5 agosto 1989: a Villagrazia di Carini (Palermo) uccisi l’agente Antonino Agostino e la moglie Ida Castellucci. Agostino faceva parte di un gruppo speciale per la ricerca dei latitanti (…). Il delitto è ancora impunito.
                                                    Ida Castellucci e Antonino Agostino

6 agosto 1980: ucciso a Palermo il procuratore capo Gaetano Costa. Aveva firmato da solo, perché i sostituti procuratori si erano rifiutati di farlo, mandati di cattura contro vari mafiosi. Il delitto è rimasto impunito.

                                                      Il procuratore capo Gaetano Costa

6 agosto 1985: a Palermo vengono assassinati il capo della Squadra mobile Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia. Cassarà era in prima linea nella lotta alla mafia e Roberto Antiochia, pur essendo in ferie, aveva chiesto di stare al suo fianco.

                                                     Ninni Cassarà e Roberto Antiochia

29 agosto 1991: ucciso l’imprenditore Libero Grassi, titolare dell’azienda tessile Sigma. Si era rifiutato di pagare il pizzo e aveva denunciato pubblicamente gli estorsori.

                                                                    Libero Grassi


(fonte delle notizie biografiche: Agenda antimafia ed.2011, edita dal Centro siciliano di documentazione “Peppino Impastato” di Palermo,  grazie all'opera meritoria di Umberto Santino e di Anna Puglisi)


Se a Palermo la speranza degli onesti non è morta del tutto, lo dobbiamo al sangue di questi martiri.


giovedì 10 agosto 2017

Postcards from ... Chiusa Sclafani


Chiusa Sclafani è un comune italiano di 2.765 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Situato a 658 metri sul livello del mare (…), dista 77 km da Palermo e 80 km da Agrigento. Posto al margine sud-occidentale dei cosiddetti Monti Sicani, nella regione del corleonese, il territorio di Chiusa si estende nello spartiacque tra la Valle del fiume Belice e quella del fiume Sosio (vedi Wikipedia). 
(tranne la prima trovata sul web, le altre  foto sono  by Mari da solcare).

Veduta di Chiusa Sclafani  

Da Chiusa Sclafani: Giuliana, sullo sfondo

Da Chiusa, panorama con Bisacquino sullo sfondo


Un cortile e il complesso monumentale della Badia (vedi)

Altre foto si trovano qui.

(Chiusa Sclafani era il paese di mia madre).

 Postcards from Italy












domenica 6 agosto 2017

La maledizione della casalinga

Sisifo: Franz von  Stuck, 1920
       Succede a tutte le casalinghe. Soprattutto a quelle part/time, quelle che diventano tali durante le ferie. All’improvviso, scorgono con imbarazzo un velo di sporcizia nel contenitore delle posate. Notano poi le evidenti tracce di grigio nel muretto bianco sotto la macchina del gas. E la polvere robusta sui piatti appesi in cucina. Il caos nella cassettina degli attrezzi. Una blatta stecchita accanto ai piatti azzurri della zia defunta. Il disordine nel cassetto delle tovaglie. L’odore non più gradevole dei cuscini sul divano … 
La casalinga part/time comincia a pulire. E più spolvera e lava, più le si squarciano orizzonti infiniti di abbandonato lerciume: sulle lampade, dentro il frigorifero, sotto il letto del figlio, tra le tazze del servizio buono di caffè, tra le coppette di macedonia col bordo rosso …
A un certo punto, sfinita, si ferma. Sopraffatta dal sudore e dalla stanchezza. Colpita da un’illuminazione. Comprende. Certo, casa sua non brillerà di pulito perenne. Ma è l’universo intero a tendere irrimediabilmente verso l’entropia. Non sarà la sua azione solerte a sconfiggerla. Meglio distrarsi da tanto sfacelo leggendo un altro buon libro. 

Il lavoro della casalinga è simile alla fatica di Sisifo (vedi wikipedia). E forse la differenza fondamentale tra uomini e donne è che gli uomini sono rassegnati all’entropia, anzi spesso si “divertono” ad aumentarla facendo guerre e disastri o semplicemente spargendo scarpe e calzini per casa; le donne tentano  inutilmente e disperatamente di tenerla sotto controllo.




venerdì 4 agosto 2017

I selfie sul lapone

Palermo: Ponte dell'Ammiraglio
      In un pomeriggio di luglio, sei alla guida della tua auto in una strada vicina al Ponte dell’Ammiraglio, uno dei sette monumenti arabo/normanni che, insieme alle cattedrali di Cefalù e Monreale, hanno donato a Palermo la consacrazione a patrimonio mondiale dell’umanità. Ti precede un lapone malandato, il cui cassone è occupato da due ragazzotte, un ragazzo dodicenne con una cresta vistosa e un bambino più piccolo. Le ragazze e il ragazzo fanno boccacce agli automobilisti e scattano ripetutamente selfie nelle pose più strampalate; il piccolo li guarda divertito.  I selfie, la modernità che irrompe grazie agli smartphone ormai a buon mercato per tutti, hanno il potere di trasformare lo sgarrupato lapone in un’inedita icona di nuovo e antico. Ma l’istantanea sembra dirci che le novità tecnologiche coprono, senza annullarla, una povertà sgangherata, interiore ed esteriore; povertà che, a Palermo e in tutti i sud del mondo, è dura a morire.
                                                                                 
                                                                                 Maria D’Asaro, “100NOVE” n.31 del 3.8.2017

martedì 1 agosto 2017

Una cinquina e 70 primavere: auguri, Sindaco Orlando

Per chi non lo sapesse, come ci informa wikipedia, il prof. Leoluca Orlando, nato a Palermo il 1° agosto 1947  “è un politico e avvocato italiano. Dal 21 maggio 2012 esercita il suo quinto mandato (non consecutivo) di sindaco di Palermo  (…). È stato parlamentare regionale e nazionale ed europarlamentare. Fondatore de La Rete, è stato inoltre coordinatore nazionale dell'Italia dei Valori.

Per i palermitani, Orlando è ormai un’istituzione: ‘u Sinnacu per antonomasia.

Orlando, negli anni '80
La prima volta, quando c’era ancora mio padre

“Inizia il suo percorso politico nella corrente di sinistra della Democrazia Cristiana, con i cui vertici, in particolare con la destra andreottiana, entrerà presto in conflitto. Consigliere giuridico del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella dal 1978 al 1980, è stato eletto consigliere comunale di Palermo nel 1980, nelle file della D.C. (…) Nel 1985 sarà eletto (...) sindaco di Palermo dal 1985 al 1987 a capo di un pentapartito, e da quell'anno al 1990 a capo di una giunta di grande coalizione, il cosiddetto "esacolore", formata da DC, Sinistra indipendente, Verdi, Socialdemocratici e dalla lista civica cattolica di «Città per l'Uomo» estesa il 15/4/89 anche al Partito Comunista Italiano, che entrò, per la prima volta nella sua storia, nel governo della città. Orlando  (…) cercò di emarginare dalla gestione del potere le correnti più conservatrici della DC legate a Salvo Lima e Vito Ciancimino, una scelta che (...) alimentò lo scontro tra Orlando da una parte, Andreotti e Craxi dall'altra.” 

A “presentarmi” Orlando fu mio padre, ex sindaco, democristiano di sinistra, cattolico di ferro: “Sai Maruzza sono stato accanto al nuovo Sindaco alla processione per l’Immacolata: ha un ciuffo ribelle e una forte personalità. Si farà sentire nella Democrazia Cristiana”. 

"Il periodo della sua amministrazione, pur fra scelte molto controverse, viene da molti ricordato come la 'primavera di Palermo', sia per la notevole attività di promozione e recupero dell'immagine della città in Italia e nel mondo, che era uscita assai danneggiata dalla lunga sequela di omicidi e crimini mafiosi culminati con le stragi del 1992, sia per la promozione di una cultura della legalità anche in ambito culturale ed educativo.  Rieletto consigliere comunale nel 1990 (…) non fu ricandidato a sindaco dal suo partito, e l'anno successivo lascerà la DC promuovendo la nascita de La Rete-Movimento per la Democrazia. Obiettivo principale del nuovo movimento era quello di riportare la questione morale nella politica italiana, grazie alla "trasversalità", alla partecipazione cioè di tutte le forze positive presenti nei vari partiti con un gruppo dirigente che comprendeva politici di differente estrazione politica e culturale, all'interno del recinto del centrosinistra. (…) Dello stesso anno è lo scontro con Giovanni Falcone a seguito dell'incriminazione per calunnia del pentito Pellegriti il quale rivolgeva accuse al parlamentare europeo Salvo Lima. La polemica proseguì quando Orlando accusò Falcone di tenere nascoste nei cassetti le carte sugli omicidi eccellenti di mafia e le prove delle collusioni di politici con Cosa nostra.”

Quest’accusa verso Giovanni Falcone non riesco ancora a perdonargliela … 

La seconda volta: il trionfo del 1993. La terza volta: 1997

"Il secondo mandato da Sindaco è nel novembre 1993, nelle prime elezioni dirette, infatti ritorna sindaco di Palermo con oltre il 75% dei voti, sostenuto da una coalizione comprendente La Rete, Ricostruire Palermo, Nuovo Modo, Cattolici Democratici per Palermo e PRC, superando Elda Pucci."

Quello è stato un vero trionfo. Ricordo la soddisfazione degli amici, dell’avv. Vincenzo Gervasi, marito di una mia cara amica. Speravamo di cambiare davvero Palermo …

"Viene confermato alla carica di primo cittadino nel 1997, sostenuto dall'intero centro sinistra. 
Intanto, dal 1994 al 1999 è deputato al Parlamento europeo (…): iscritto al Gruppo dei Verdi, si impegna per un maggior ruolo del Mediterraneo nell'UE. (…) Porterà La Rete a sciogliersi e a confluire nei Democratici di Romano Prodi che nel 2002 confluiranno ne La Margherita."

Sindaco per la quarta e quinta volta: 2012- 11 giugno 2017 ...

Dopo aver sostenuto Rita Borsellino alle elezioni primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Palermo, il 23 marzo 2012 annuncia la sua ricandidatura alla carica di sindaco di Palermo, affermando che le primarie sono state macchiate da brogli e inquinamenti politici, sostenuto dall'IdV, dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi in contrapposizione al vincitore delle primarie Fabrizio Ferrandelli. Approdano al ballottaggio proprio Leoluca Orlando (con il 47,42%) e Fabrizio Ferrandelli (con il 17,34%), dove il 21 maggio 2012 viene eletto, per la quarta volta e con il 72,43% delle preferenze, sindaco di Palermo. Con l'approvazione delle nuove norme regionali sulle città metropolitane, in quanto sindaco del comune capoluogo il 7 giugno 2016 assume anche la carica di sindaco metropolitano di Palermo. Durante questo mandato la giunta comunale guidata da Orlando ha proceduto con l'obiettivo di ridurre traffico e inquinamento nel centro città nonché favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile alla pedonalizzazione del centro storico della città."

Che pagina triste e oscura, questa delle primarie del 2012 … Mi piacerebbe intervistarla, su quei fatti: cosa le ha fatto cambiare idea su Fabrizio Ferrandelli?

"Si ricandida a sindaco anche alle elezioni comunali dell'11 giugno 2017, vincendole al primo turno raccogliendo 125 913 voti pari al 46,28% alla guida di una coalizione formata dalle liste civiche Movimento 139, Palermo 2022, Democratici e Popolari (Partito Democratico e Alternativa Popolare), Uniti per Palermo, Sinistra in Comune(SI - PRC), Alleanza per Palermo e Mosaico Palermo, venendo riconfermato per un secondo mandato consecutivo pur non ottenendo la maggioranza assoluta dei voti in forza di una legge regionale siciliana che fissa la soglia per la rielezione dei sindaci al primo turno al 40% e non al 50% come nel resto d'Italia.”

Egregio Sindaco, auguri di cuore oggi per i suoi 70 anni. 

Ma il regalo deve essere lei a farlo a Palermo, in questa sua ultima sindacatura.

Le ricordo almeno tre impegni: 

1) la raccolta differenziata dei rifiuti in tutta la città, a partire dall’umido, e il conseguente riutilizzo/trattamento connesso alla tipologia del rifiuto/risorsa. Perchè Palermo non sia solo capitale italiana della cultura, ma anche dell’ecologia.
2) la riqualificazione delle periferie, oggi abbandonate a se stesse, spesso senza servizi e senza “cuori pulsanti”
3) il lavoro di squadra, perché – alla scadenza del suo mandato – Palermo abbia persone che sappiano governare una città con rigore, onestà e visione lungimirante e costruttiva.

P.S. Per favore, dica a qualcuno di ripristinare i cuscini e le panchine dissestate nella Villa a Mare, al          Foro italico. Io e l'amico Francesco Palazzo ci teniamo parecchio ...

lunedì 31 luglio 2017

Estate






Scampoli
Di affetti
Con geometrie variabili
Sparsi qua e là …
Estate                                                

venerdì 28 luglio 2017

Democrazia: forma o sostanza?

(Dall’imperdibile saggio a più voci: Democrazia (Diogene Multimedia, Bologna, 2016, €20), a cura di Francesco Dipalo, Giorgio Gagliano, Elio Rindone )

Francesco Dipalo
E quindi eccoci arrivati ai capitoli III, IV e V, curati dal prof. Francesco  Dipalo. Il capitolo III – da cui sono tratte le riflessioni seguenti, alle pagg. 103/109 - pone un interrogativo cruciale: Democrazia: procedura o valore? Forma o sostanza? 

"Se si intende per democrazia “l’autogoverno del popolo” resta da stabilire se a rendere tale una determinata forma di governo basti la generica osservanza di procedure corrette oppure si richieda ai soggetti (…) l’adesione a precisi valori etico-politici universalmente condivisi. (…) Siffatti valori (…) tendono generalmente a coagularsi intorno a due principi, libera partecipazione ed egalitarismo, declinati soprattutto in senso sociale ed economico. Nel primo caso democrazia consiste in un dato metodo di governo (…); nel secondo, invece, la questione contenutistica e valoriale è predominante e deve essere resa effettiva, pena lo scadimento degli istituti democratici a gusci vuoti. In conseguenza della strada che si decide di imboccare dinanzi a questo bivio teoretico si giungerà a visioni differenti. (…) A contrapporsi sono due coppie di idee che si contendono un certo primato gerarchico: libertà vs. uguaglianza e individuo vs. comunità. 
Potremmo dire, grosso modo, che nelle concezioni liberaldemocratiche la libertà individuale ha valore assiomatico (…) d’altro canto, le visioni propriamente democratiche (per esempio il giacobinismo di Robespierre) mettono in cima alla loro scala di valori l’egalitarismo e sottomettono l’interesse dell’individuo a quello della comunità, la sfera privata a quella pubblica. (…)
Per il pensiero propriamente democratico, la libertà del singolo viene dopo il principio di uguaglianza: (…) senza una concreta uguaglianza di fondo (…) la comunità dei governati non gode dell’effettiva possibilità di esercitare l’autogoverno, ma sarà sempre in balia di una ristretta minoranza di privilegiati. Insomma, un’oligarchia mascherata da democrazia. (...)
Ma per quale motivo nel pensiero di matrice liberale sembrano essere predominanti procedura e forma, mentre in quello propriamente democratico valore e sostanza? Non è forse vero che la libertà individuale rappresenti un valore assoluto alla stregua di egalitarismo e giustizia sociale? Senza dubbio sì. La questione dipende dal diverso significato che, nell’una e nell’altra famiglia di concezioni politiche, vien dato alla dimensione del pubblico e dello Stato. (…)
In un regime liberale lo Stato si costituisce – e trova giustificazione – attraverso il patto sociale allo solo scopo di difendere e garantire più efficacemente la libertà di cui ogni individuo è dotato per diritto naturale, in primis la sicurezza personale e il godimento della libertà privata. (…) Lo Stato liberale si costituisce al fine di elevare barriere contro un uso invasivo e arbitrario dello stesso potere statuale. Come a dire: Costituzione e Parlamento (…) sono strumenti politici che servono a mettere al sicuro l’individuo dallo Stato, non all’interno di uno Stato a tutto tondo o totalitario. (…)
Al contrario, nella visione democratica di ispirazione rousseauiana lo Stato che nasce dal contratto sociale è l’espressione diretta della collettività nella sua interezza e svolge il compito di dare concretezza valoriale al tema dell’egalitarismo, ovvero di provvedere a realizzarlo in nome del popolo sovrano. Libertà ed eguaglianza sono per così dire, l’una funzione dell’altra. (...)
Si è veramente liberi, dunque, solo all'interno della Comunità-Stato, lo spazio proprio dell'agire politico. Concetto ribadito da Hanna Arendt nel suo "Vita activa: La condizione umana" (1958). Ispirandosi all'etica aristotelica, la Arendt distingue "l'agire" dal mero "lavorare" (...) e dal "fare" (...). E' solo nell'agire, che è insieme azione e discorso, praxis e logos, attività dialogica e quindi comunitaria per eccellenza, che l'umano si esprime e si realizza al massimo grado, in libertà.  (...)
Ma affinché tale natura possa tale natura possa davvero estrinsecarsi è necessario uno spazio pubblico, un'agorà aperta (...): un idealtipo di cui la modernità, improntata sull'individualismo e sui modi di produzione capitalistici  (...) sembra aver smarrito il senso ..."

giovedì 27 luglio 2017

Auguri, Giovanni!

          Quest’anno padre Giovanni Salonia, frate cappuccino, psicoterapeuta, stimato esponente della Psicologia della Gestalt, è stato citato due volte in questa pagina: la prima per la nomina, a febbraio scorso, a vescovo ausiliario di Palermo; qualche mese dopo, per il triste epilogo della vicenda, culminato con le sue sofferte dimissioni dal prestigioso incarico. Menzioniamo ancora il prof. Salonia,  ma solo per la ricorrenza lieta di oggi: il suo 70° compleanno. Secondo la tradizione ebraica, il numero settanta indica la pienezza di un ciclo evolutivo: i settant’anni del prof. Salonia racchiudono una pienezza etica, psicologica e spirituale, riconosciuta da tutti quelli che hanno il dono di conoscerlo. Un grazie dunque al prof. Salonia per le intuizioni psicologiche e spirituali che ci ha donato e che continuerà a donarci, intuizioni che attestano, al di là di ogni carica, il suo carisma nella “cura” della persona, considerata come inscindibile unità di spirito e corpo.


                                                                              Maria D’Asaro, “100NOVE” n.30 del 27.7.2017

(Mi scuso con il prof.Salonia e con i lettori tutti per l'errore: il 70° compleanno di p.Giovanni sarà il 27 settembre prossimo, non ieri, come scritto nell'articolo.

A mia parziale discolpa, cito le fonti da cui mi ero documentata:

1) il video della nomina vescovile (minuto 4,31):



2) La nomina della Santa Sede, citata da "Il Faro di Roma" qui:)